Solidarietà alla casa editrice La Città del Sole
Solidarietà alla casa editrice La Città del Sole
Non stupisce, nel clima avvelenato da caccia alle streghe di questi mesi – al comunista, al rom, all’immigrato, al lavoratore che lotta, a quanti sbrigativamente sono denunciati (e magari licenziati in tronco) come i “fannulloni”, al magistrato che tenta di fare il suo dovere – che anche i libri, come accade nei momenti più bui della storia, tornino a essere oggetto di distruzione.
Il 13 agosto, a Napoli, un grave atto di vandalismo ha colpito il magazzino delle Edizioni La Città del Sole: alcuni sconosciuti, entrati dopo aver scassinato le serrature, hanno devastato tutto quello che si sono trovati davanti. Piuttosto che al furto, l’azione era evidentemente finalizzata a danneggiare e forse intimidire la casa editrice, da sempre impegnata nel rilancio della cultura critica e del marxismo. Gli aggressori infatti si sono accaniti sui libri, calpestandoli, strappando copertine e frontespizi, in particolare di quelli di più evidente contenuto politico. Solo alcune copie del Volume XXII delle Opere complete di Marx ed Engels – di cui La Città del Sole ha meritoriamente, e con grande coraggio, ripreso la pubblicazione, sulla base di un importante accordo con gli Editori Riuniti – sono state asportate. Pare inoltre che la polizia, avvisata da giovani del quartiere, non abbia ritenuto opportuno intervenire.
Il grave episodio si inquadra in un clima sempre più preoccupante, in cui fatti drammaticamente significativi (dall’omicidio del ragazzo colpito perché sembrava “di sinistra”, subito dopo le elezioni, ai pogrom e ai roghi anti-rom, alle numerose aggressioni ai danni di immigrati ecc.) o comunque preoccupanti (l’esercito nelle strade, le “ronde” anti-immigrati, le provocazioni poliziesche a manifestazioni come la festa di Italia-Cuba di Nuoro, il ragazzo tolto dal giudice alla madre in quanto militante del PRC), si intrecciano al grottesco delle “ordinanze creative” del sindaci-sceriffo (compresi quelli “democratici”) che hanno fatto di questi mesi l’estate dei divieti e dell’imbecillità, tanto da suscitare, ancora una volta, le beffarde, ma anche un tantino preoccupate, reazioni della stampa internazionale. Il tutto col sottofondo di una martellante campagna “per la sicurezza”, con la messa in scena di militari per le strade, che ha creato una vera e propria psicosi collettiva, di cui non si vede la fine.
Certo, quando si parla di rischio fascista, occorrono misura e cautela, e tuttavia il fatto che da più parti – da «Famiglia Cristiana» all’Associazione Nazionale Magistrati, al famoso editoriale di Alberto Asor Rosa sul «Manifesto» – si denunci questo pericolo, non può non far riflettere. Tanto più se, come insegna Togliatti, il fascismo è un regime reazionario di massa, in cui le masse sono disciplinate e plasmate (ieri da Dopolavoro e organizzazioni affini, oggi dai media) nella loro quotidianità, in modo funzionale a classi dirigenti che ne modificano il senso comune; e se, come lucidamente vedeva Pasolini, la società dei consumi favorisce questa tendenza, isolando e omologando gli individui.
In questo senso, abbiamo sempre – gramscianamente – ritenuto essenziale la battaglia delle idee, la lotta sul terreno della comunicazione, del senso comune e dell’egemonia. E proprio questo è il lavoro di strutture come La Città del Sole. Evidentemente anche i nuovi “riformisti” lo hanno percepito, e non a caso hanno indirizzato lì la loro azione devastatrice.
In questo quadro, fa ben sperare la quantità di messaggi di solidarietà giunti alla casa editrice da parte di lettori, intellettuali, militanti politici: da Sergio Piro a Gordon Poole, da Guglielmo Carchedi a Romolo Runcini, da Giuseppe Cacciatore ad Antonio Scocozza, da Vincenzo Vitiello ad Andrea Catone, da Gianfranco Pala a Carla Filosa, dalla casa editrice Mimesis alle edizioni Rapporti Sociali, dal Coordinamento nazionale per la Jugoslavia ai dirigenti toscani dell’Ernesto e di Essere Comunisti, e così via; messaggi a cui credo si associa, in modo fermo e convinto, l’Associazione HISTORIA MAGISTRA.
Quanto è accaduto, e l’ampiezza delle reazioni, confermano l’importanza del lavoro culturale, formativo, informativo e comunicativo. Proseguirlo, migliorarlo, ampliarlo, è il compito a cui, nella modestia delle nostre forze, intendiamo dedicarci.
(Alexander Höbel)
Non stupisce, nel clima avvelenato da caccia alle streghe di questi mesi – al comunista, al rom, all’immigrato, al lavoratore che lotta, a quanti sbrigativamente sono denunciati (e magari licenziati in tronco) come i “fannulloni”, al magistrato che tenta di fare il suo dovere – che anche i libri, come accade nei momenti più bui della storia, tornino a essere oggetto di distruzione.
Il 13 agosto, a Napoli, un grave atto di vandalismo ha colpito il magazzino delle Edizioni La Città del Sole: alcuni sconosciuti, entrati dopo aver scassinato le serrature, hanno devastato tutto quello che si sono trovati davanti. Piuttosto che al furto, l’azione era evidentemente finalizzata a danneggiare e forse intimidire la casa editrice, da sempre impegnata nel rilancio della cultura critica e del marxismo. Gli aggressori infatti si sono accaniti sui libri, calpestandoli, strappando copertine e frontespizi, in particolare di quelli di più evidente contenuto politico. Solo alcune copie del Volume XXII delle Opere complete di Marx ed Engels – di cui La Città del Sole ha meritoriamente, e con grande coraggio, ripreso la pubblicazione, sulla base di un importante accordo con gli Editori Riuniti – sono state asportate. Pare inoltre che la polizia, avvisata da giovani del quartiere, non abbia ritenuto opportuno intervenire.
Il grave episodio si inquadra in un clima sempre più preoccupante, in cui fatti drammaticamente significativi (dall’omicidio del ragazzo colpito perché sembrava “di sinistra”, subito dopo le elezioni, ai pogrom e ai roghi anti-rom, alle numerose aggressioni ai danni di immigrati ecc.) o comunque preoccupanti (l’esercito nelle strade, le “ronde” anti-immigrati, le provocazioni poliziesche a manifestazioni come la festa di Italia-Cuba di Nuoro, il ragazzo tolto dal giudice alla madre in quanto militante del PRC), si intrecciano al grottesco delle “ordinanze creative” del sindaci-sceriffo (compresi quelli “democratici”) che hanno fatto di questi mesi l’estate dei divieti e dell’imbecillità, tanto da suscitare, ancora una volta, le beffarde, ma anche un tantino preoccupate, reazioni della stampa internazionale. Il tutto col sottofondo di una martellante campagna “per la sicurezza”, con la messa in scena di militari per le strade, che ha creato una vera e propria psicosi collettiva, di cui non si vede la fine.
Certo, quando si parla di rischio fascista, occorrono misura e cautela, e tuttavia il fatto che da più parti – da «Famiglia Cristiana» all’Associazione Nazionale Magistrati, al famoso editoriale di Alberto Asor Rosa sul «Manifesto» – si denunci questo pericolo, non può non far riflettere. Tanto più se, come insegna Togliatti, il fascismo è un regime reazionario di massa, in cui le masse sono disciplinate e plasmate (ieri da Dopolavoro e organizzazioni affini, oggi dai media) nella loro quotidianità, in modo funzionale a classi dirigenti che ne modificano il senso comune; e se, come lucidamente vedeva Pasolini, la società dei consumi favorisce questa tendenza, isolando e omologando gli individui.
In questo senso, abbiamo sempre – gramscianamente – ritenuto essenziale la battaglia delle idee, la lotta sul terreno della comunicazione, del senso comune e dell’egemonia. E proprio questo è il lavoro di strutture come La Città del Sole. Evidentemente anche i nuovi “riformisti” lo hanno percepito, e non a caso hanno indirizzato lì la loro azione devastatrice.
In questo quadro, fa ben sperare la quantità di messaggi di solidarietà giunti alla casa editrice da parte di lettori, intellettuali, militanti politici: da Sergio Piro a Gordon Poole, da Guglielmo Carchedi a Romolo Runcini, da Giuseppe Cacciatore ad Antonio Scocozza, da Vincenzo Vitiello ad Andrea Catone, da Gianfranco Pala a Carla Filosa, dalla casa editrice Mimesis alle edizioni Rapporti Sociali, dal Coordinamento nazionale per la Jugoslavia ai dirigenti toscani dell’Ernesto e di Essere Comunisti, e così via; messaggi a cui credo si associa, in modo fermo e convinto, l’Associazione HISTORIA MAGISTRA.
Quanto è accaduto, e l’ampiezza delle reazioni, confermano l’importanza del lavoro culturale, formativo, informativo e comunicativo. Proseguirlo, migliorarlo, ampliarlo, è il compito a cui, nella modestia delle nostre forze, intendiamo dedicarci.
(Alexander Höbel)





